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«L’ingiustizia annuncia la rovina dell’umran.» IBN Khaldun

Estratto dal libro pubblicato con l’autorizzazione dell’autore Jamel #BENJEMIA: La #geosistemia. Teoria generale dell’organizzazione delle #civiltà. Tomo I. I Fondamenti. Pagine 49-52.

«I secoli hanno seguito il loro corso. Le corti reali hanno ceduto il passo ai palazzi di giustizia e i corpus giuridici si sono considerevolmente ampliati.

La procedura si è dotata di garanzie, la magistratura di norme volte a tutelarne l’indipendenza, i cittadini di diritti azionabili in giudizio. Eppure, la questione salomonica permane con la stessa acutezza: come preservare la verità dalla deformazione che il potere è tentato di imporle?

Immaginiamo ora due parti contrapposte.

Da un lato, un privato o una piccola impresa.

Dall’altro, un colosso dotato di avvocati, esperti, reti di influenza e mezzi pressoché illimitati.

L’asimmetria delle risorse non equivale, di per sé, a un’ingiustizia.

Ciascuno ha legittimamente il diritto di avvalersi degli strumenti di cui dispone per assicurare la propria difesa, nel rispetto del contraddittorio e della parità delle armi.

Ma quando il denaro oltrepassa una soglia, l’equilibrio si spezza.

Quando non compra più soltanto la competenza di un legale, ma la compiacenza di un esperto; quando ottiene la corruzione di un testimone; quando, attraverso un conflitto d’interessi o una violazione del dovere di lealtà, distoglie l’avvocato dalla causa che avrebbe dovuto servire; quando trasforma gradualmente il procedimento in uno strumento di logoramento, intimidazione o ritardo sistematico.

Allora la bilancia continua a ornare la parete, le toghe rimangono, le udienze si susseguono, le decisioni recano ancora il sigillo della giustizia. Eppure, l’essenziale è svanito.

La corruzione più inquietante non è necessariamente quella che abolisce l’istituzione. Talvolta è quella che ne conserva l’apparenza, dopo averla privata della sua anima, attraverso una cattura diffusa dei meccanismi della prova, l’alterazione silenziosa della perizia, la perversione delle finalità del processo ridotto a mera meccanica di dominio procedurale.

Salomone non disponeva né di un codice tentacolare né di una schiera di esperti.

Possedeva ciò di cui nessuna giurisdizione può privarsi senza rinnegare sé stessa: l’intransigente determinazione a far sì che la potenza delle parti non pesi mai sull’accertamento della verità.

Una società comincia a disgregarsi quando il denaro non compra più soltanto una difesa, ma si appropria della bilancia stessa.»

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